TREVISO – Un’iniziativa che si inserisce nel contesto della crescente attenzione al benessere psicofisico attraverso la natura, quella promossa dai giardinieri di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. Il progetto “Il verde che cura” mira a sensibilizzare e formare professionisti del verde e operatori sanitari sulla creazione di giardini terapeutici, luoghi in cui il contatto con la natura si trasforma in un supporto per la salute e il benessere, in particolare per persone con disturbi dello spettro autistico. L’iniziativa prevede due workshop teorico-pratici, il 31 marzo e il 1° aprile 2025, condotti dall’esperto Andrea Mati e dalla paesaggista Costanza Mondani dell’azienda toscana Mati di Pistoia.
Il progetto “Il verde che cura”: Un giardino terapeutico a San Giacomo di Veglia
La realizzazione di un giardino terapeutico all’interno del Brolo del Monastero Cistercense di San Giacomo di Veglia rappresenta il cuore di questa iniziativa. Il giardino sarà dedicato alla cura di soggetti affetti da disturbi dello spettro autistico, ma non solo. Secondo gli esperti, un ambiente verde ben progettato può avere un impatto positivo sulla salute mentale di chiunque, contribuendo alla riduzione dello stress e migliorando la qualità della vita.
Luca Cazziolati, presidente della comunità giardinieri-operatori del verde, sottolinea che “a partire da una progettazione più consapevole degli spazi verdi, è possibile dar vita a elementi specifici nella cura di talune patologie. Questi giardini non solo sostengono la guarigione fisica e psicologica, ma migliorano anche il disagio sociale e contribuiscono all’evoluzione dello stile di vita dei soggetti con disabilità.”
I workshop: formazione teorico-pratica
I workshop sono progettati per fornire agli operatori del verde gli strumenti necessari per progettare e realizzare giardini terapeutici. Durante questi incontri, i partecipanti apprenderanno come scegliere le piante con proprietà terapeutiche specifiche e come disporle per ottenere il massimo beneficio. In particolare, l’esperto Andrea Mati e l’architetto Costanza Mondani illustreranno casi concreti e progetti di giardini terapeutici realizzati in tutta Italia, analizzando le diverse tipologie di piante adatte per questo tipo di spazi.
Il 31 marzo e il 1° aprile, presso il Monastero Cistercense di San Giacomo di Veglia, gli operatori avranno la possibilità di mettere in pratica le nozioni acquisite durante la formazione, con un focus sulla progettazione di spazi verdi che stimolino tutti i sensi e favoriscano l’interazione con la natura.
Un’iniziativa che coinvolge la comunità e i professionisti del settore
L’iniziativa è possibile grazie al supporto di Volksbank ed EBAV, con la collaborazione di Confartigianato Imprese Vittorio Veneto, e il coinvolgimento di Fondazione Architettura Treviso. A partecipare non saranno solo i giardinieri e paesaggisti, ma anche gli architetti e gli operatori sanitari dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, che insieme contribuiranno alla creazione di uno spazio di alta qualità e terapeutico.
Un aspetto particolarmente interessante è che il giardino terapeutico non sarà solo un luogo di cura per i soggetti disabili, ma diventerà anche uno spazio aperto alla comunità, dove organizzare eventi tematici. La cooperativa sociale Terra Fertile, che già opera da tempo nel Monastero, coinvolgerà gli ospiti con disabilità nelle attività di gestione e cura dell’orto biologico, creando un’integrazione tra lavoro terapeutico e socializzazione.
Il giardino che cura: un modello di inclusività e benessere
La realizzazione del giardino terapeutico si inserisce in un progetto più ampio di inclusività sociale, che punta a migliorare la qualità della vita di chi vive situazioni di disagio, in particolare quelli con disabilità fisiche o mentali. “Una volta completato il giardino, previsto per maggio 2025, organizzeremo un incontro con gli operatori sanitari dell’Ulss 2 per sensibilizzarli sui benefici che questi spazi verdi, progettati ad hoc, apportano alla qualità del vivere delle persone affette da patologie di varia natura,” aggiunge Cazziolati.
L’approccio integrato tra giardinieri, operatori sanitari e professionisti della salute dimostra come la natura possa diventare una risorsa fondamentale nella cura e nel miglioramento della vita di tutti, specialmente per coloro che affrontano sfide quotidiane. Questo giardino terapeutico diventerà così una risorsa a disposizione della comunità, un luogo dove la natura diventa alleata della salute e del benessere psicofisico.