Ovovia a Trieste, Massolino: la maggioranza chiuda una vicenda ormai grottesca
La consigliera del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg punta il dito contro sindaco e maggioranza: opera contestata, fondi fermi e macchina
Trieste - Sul progetto dell’ovovia torna a salire la tensione politica in città. A intervenire, il 4 giugno 2026, è stata Giulia Massolino, consigliera del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, che ha chiesto alla maggioranza di assumersi la responsabilità di chiudere quella che definisce «l’estenuante agonia del progetto».
Secondo Massolino, le notizie emerse negli ultimi giorni confermerebbero una situazione ormai arrivata a un punto critico. La consigliera parla di una vicenda che avrebbe assunto «una dimensione grottesca» e sostiene che, attorno all’opera, si sia consolidato nel tempo un dissenso ampio e trasversale.
Nel suo intervento, l’esponente del Patto per l’Autonomia accusa il sindaco Roberto Dipiazza di voler mantenere su di sé ogni scelta politica sull’infrastruttura, nonostante – osserva – negli anni non siano mancate occasioni per fermarsi. Massolino sostiene che il primo cittadino non possa ignorare né le forze politiche della sua coalizione né il malcontento cittadino maturato attorno al progetto dell’ovovia.
La critica investe però anche il resto della maggioranza. Per la consigliera, chi continua ad accettare che il sindaco possa decidere da solo su questa partita si assume una responsabilità politica e morale di fronte alla città. Un passaggio che si inserisce nel confronto più ampio già aperto in Friuli Venezia Giulia su scelte amministrative e assetti locali, come nel dibattito sulla Casa in Fvg.
I nodi sollevati dall’opposizione
Massolino mette al centro soprattutto le conseguenze pratiche della vicenda. Nel mirino finiscono i 30 milioni di euro che, secondo quanto evidenziato, restano bloccati e inutilizzabili, mentre sarebbero andate perse opportunità legate all’impiego di finanziamenti europei e nazionali per opere ritenute più utili alla città.
Un altro aspetto contestato riguarda la macchina amministrativa, che secondo la consigliera sarebbe stata impegnata troppo a lungo su un iter burocratico destinato, a suo giudizio, a non arrivare a un esito concreto. Da qui la richiesta di chiudere definitivamente la partita e di interrompere un percorso che, sempre secondo l’esponente di opposizione, avrebbe già prodotto costi rilevanti per Trieste sul piano economico, politico e amministrativo.
Le accuse sulla gestione politica
Nel suo affondo, Massolino contesta anche il ruolo avuto dai tecnici nella gestione del dossier, sostenendo che la politica avrebbe finito per lasciare spazio a valutazioni non più governate dalle scelte degli eletti. Anche su questo punto, la consigliera avverte che chi ha consentito questo passaggio dovrà risponderne davanti agli elettori, comprese le conseguenze economiche e finanziarie che potrebbero pesare anche in futuro.
L’intervento della consigliera del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg riporta così al centro del confronto cittadino il futuro del progetto, in una fase in cui le divisioni restano aperte anche dentro il quadro politico triestino e regionale legato al Patto per l’Autonomia.