La Regione Friuli Venezia Giulia si schiera contro il decreto legge sulla cittadinanza, chiedendo un ripensamento in fase di conversione. Il territorio regionale vanta una ricca storia migratoria, con episodi unici come l’esodo istriano-dalmata e le grandi ondate migratorie dal Friuli nel secolo scorso. Negli anni, la Regione ha investito ingenti risorse per mantenere vivo il legame con le comunità all’estero, favorendo anche il ritorno di giovani lavoratori che potrebbero contribuire a contrastare il calo demografico.
L’assessore regionale con delega ai Corregionali all’estero sottolinea l’importanza di valorizzare i legami costruiti nel tempo per rispondere alle esigenze di capitale umano e di giovani lavoratori del territorio regionale. Secondo l’assessore, ciò è possibile solo attraverso programmi che includano progetti formativi e il ritorno dei giovani con radici nel Friuli, condividendo valori e identità.
L’assessore mette in guardia sui rischi derivanti dalla conversione del decreto senza modifiche. Si potrebbe arrivare al paradosso di negare la cittadinanza a un argentino discendente di esuli istriani nato e vissuto in Italia per meno di due anni. Oppure, si potrebbe negare la cittadinanza a un cittadino il cui bisnonno emigrò dal Friuli nel ‘900 in cerca di lavoro e contribuì alla raccolta fondi post-terremoto nel 1976.
L’esponente della Giunta sottolinea l’assurdità di queste possibili situazioni e invita a evitare scelte discutibili.
ARC/LIS/al