Casa, ANCE Alto Adriatico: servono alloggi accessibili e regole chiare
L’associazione delle imprese edili di Pordenone, Gorizia e Trieste chiede di puntare su patrimonio pubblico, fascia intermedia e housing
Pordenone - Il nodo casa è diventato una questione strutturale anche nel Nordest e, tra il nuovo Piano Casa nazionale e il disegno di legge regionale sulle politiche abitative, ANCE Alto Adriatico chiede di passare rapidamente dai principi agli strumenti concreti. Per l’associazione delle imprese edili di Pordenone, Gorizia e Trieste le priorità sono il recupero del patrimonio pubblico esistente, il coinvolgimento delle imprese nei progetti e un’attenzione specifica a chi resta escluso sia dall’edilizia pubblica sia dal mercato libero.
La presa di posizione arriva alla luce del Decreto-Legge 66 del 7 maggio 2026, con cui è stato varato il nuovo Piano Casa nazionale, e del DDL regionale n. 80 dedicato alle politiche abitative. Secondo ANCE Alto Adriatico, l’impianto del provvedimento regionale rappresenta una base solida, costruita sul coordinamento regionale, sul ruolo centrale delle ATER come soggetti gestori e sulla priorità assegnata al recupero degli immobili già esistenti.
Le criticità segnalate sul territorio
L’associazione indica un quadro ormai consolidato: da una parte lo spopolamento dei centri minori e delle aree montane, dall’altra la crescente pressione nelle principali aree urbane, dove trovare un alloggio accessibile è sempre più difficile. A pesare sono anche i nuovi bisogni legati alla mobilità lavorativa, che riguardano lavoratori in arrivo, nuclei monopersonali, giovani professionisti e famiglie.
In questo scenario, il tema abitativo viene letto non solo come una questione sociale, ma anche come una leva di sviluppo territoriale ed economico. Un aspetto che si intreccia con il dibattito sulle politiche abitative regionali aperto in queste settimane in Friuli Venezia Giulia.
Il ruolo di pubblico e privato
Per ANCE Alto Adriatico, rafforzamento del settore pubblico e coinvolgimento del mercato non sono piani alternativi, ma strumenti complementari. Le ATER, nella visione dell’associazione, devono continuare a presidiare la missione pubblica, mentre le imprese qualificate del settore delle costruzioni possono aumentare la capacità realizzativa mettendo in campo risorse tecniche, finanziarie e organizzative.
Tra le richieste avanzate ci sono l’apertura alla finanza di progetto nelle operazioni di partenariato pubblico-privato, la valorizzazione delle imprese qualificate attraverso criteri di accesso ai bandi orientati a requisiti certificati come l’iscrizione SOA, e una definizione chiara della distribuzione dei rischi tra soggetto pubblico e privato negli interventi di locazione e housing sociale.
La fascia intermedia e gli alloggi temporanei
Uno dei punti ritenuti più urgenti riguarda la fascia intermedia della popolazione, cioè quella che cerca casa senza rientrare nei requisiti dell’edilizia pubblica ma senza riuscire a sostenere con facilità i costi del mercato libero. Per ANCE Alto Adriatico è proprio questa componente a incidere maggiormente sull’attrattività del territorio dal punto di vista lavorativo.
A questo si aggiunge il bisogno di alloggi temporanei per chi arriva da altre regioni o dall’estero. L’associazione propone quindi di destinare risorse e strumenti specifici a queste esigenze e di guardare anche a formule abitative diverse da quelle tradizionali: co-housing, residenze per lavoratori in mobilità, senior housing e soluzioni intergenerazionali. Un tema che nel Pordenonese si lega anche ai cambiamenti del lavoro e dell’innovazione, come nel caso del Polo Tecnologico Alto Adriatico.
La posizione dell’associazione
«La sfida è costruire un territorio capace di attrarre persone, trattenere talenti e generare opportunità», ha dichiarato il presidente di ANCE Alto Adriatico, Michele Pecchi. Secondo Pecchi, il Piano Casa e il DDL regionale affrontano una questione ormai strutturale e l’impianto dei provvedimenti va nella direzione giusta, ma per produrre effetti concreti servono parametri operativi chiari, risorse misurabili in alloggi realmente generati e una cornice certa per il coinvolgimento dei privati.
ANCE Alto Adriatico riunisce le aziende edili industriali delle province di Gorizia, Pordenone e Trieste, aderisce a Confindustria Alto Adriatico e ad ANCE nazionale e, nel dibattito aperto sul DDL 80, insiste sulla necessità di trasformare le misure previste in nuovi alloggi effettivamente disponibili per residenti, lavoratori e famiglie.