UDINE – La Corte di Cassazione ha deciso di annullare la condanna all’ergastolo inflitta in secondo grado a Vincenzo Paglialonga, ordinando un nuovo processo presso la Corte d’Appello di Venezia.
La sentenza precedente, che riconosceva l’uomo colpevole dell‘omicidio avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 maggio 2022 in un appartamento di via della Valle a Udine, dovrà essere riesaminata alla luce di nuove valutazioni sull’imputabilità dell’uomo.
La difesa: “Paglialonga non era capace di intendere e di volere”
Fin dall’inizio del processo, l’avvocato Piergiorgio Bertoli, difensore dell’imputato, ha sostenuto che il suo assistito fosse incapace di intendere e di volere al momento del delitto. Secondo la difesa, questa condizione avrebbe dovuto escludere la sua responsabilità penale o quantomeno portare a una diversa valutazione della pena.
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, riconoscendo che la questione dell’imputabilità non è stata sufficientemente approfondita nei precedenti gradi di giudizio. Per questo motivo, la Suprema Corte ha deciso di annullare la condanna e di rimandare il caso alla Corte d’Appello di Venezia, che dovrà esaminare nuovamente gli elementi relativi allo stato mentale dell’imputato.
Cosa succederà ora?
L’annullamento della sentenza non significa automaticamente l’assoluzione di Vincenzo Paglialonga, ma rappresenta un passaggio fondamentale per ridefinire la sua posizione giudiziaria. La Corte d’Appello di Venezia dovrà valutare se, al momento del crimine, l’uomo fosse realmente incapace di intendere e di volere e, di conseguenza, decidere se confermare la pena, modificarla o applicare misure alternative.
Si tratta di un importante sviluppo nel caso, che aveva portato in secondo grado alla condanna dell’imputato alla massima pena prevista dall’ordinamento. L’esito del nuovo giudizio potrebbe cambiare radicalmente il destino di Paglialonga, introducendo scenari giuridici differenti rispetto a quelli prospettati fino ad ora.