Fvg, audizione sulla cooperazione senza Fedriga: Massolino chiede una nuova legge e più fondi
In VI Commissione le Ong chiedono revisione della legge regionale e più risorse. Polemica per l’assenza di Fedriga e degli uffici.
TRIESTE - Una legge regionale vecchia di 26 anni e uno stanziamento di appena 1.129.000 euro l’anno, peraltro in calo dal 2020: sono i due dati messi al centro dell’intervento della consigliera regionale Giulia Massolino dopo l’audizione in VI Commissione dedicata alle organizzazioni della società civile impegnate nella cooperazione internazionale.
La consigliera del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg critica soprattutto l’assenza del presidente della Regione Massimiliano Fedriga, che ha la delega al settore, e degli uffici regionali. Secondo Massolino, la mancata presenza della parte politica e amministrativa ha svuotato l’audizione del confronto con chi poi deve assumere decisioni su norme, bandi e finanziamenti.
I due punti sollevati: legge datata e fondi ridotti
Nel merito, Massolino sostiene che dall’audizione sia emersa con chiarezza la necessità di rivedere l’impianto normativo regionale. La legge del Friuli Venezia Giulia sulla cooperazione internazionale, osserva, risale a un contesto molto diverso da quello attuale: precedente all’allargamento dell’Unione europea, alle grandi crisi climatiche, alle migrazioni globali e ai conflitti che oggi attraversano l’Europa e il Mediterraneo.
Per questo la consigliera chiede di aprire una riflessione per aggiornare profondamente la normativa o arrivare a una nuova legge regionale. Un tema che nelle ultime settimane è già entrato nel dibattito politico regionale, come nel caso dell’audizione sulla cooperazione in Fvg, dove era stato richiamato lo stesso nodo delle risorse e del quadro normativo.
Accanto alla legge, il secondo fronte riguarda i fondi. Massolino ricorda che il Friuli Venezia Giulia destina alla cooperazione internazionale 1,129 milioni di euro all’anno, a fronte di un Pil regionale superiore a 32,5 miliardi di euro. Il riferimento, nella sua lettura, è anche agli impegni internazionali assunti dall’Italia in sede Ocse per la cooperazione allo sviluppo.
L’assenza di Fedriga e degli uffici regionali
La parte più politica della nota riguarda però il metodo. Massolino parla di un «segnale preoccupante di disattenzione» verso un settore che considera strategico per il Friuli Venezia Giulia. Durante l’audizione, spiega, le Ong del territorio hanno presentato esperienze, difficoltà operative e proposte, ma senza un confronto diretto con Giunta e uffici regionali.
Secondo la consigliera, la presenza degli uffici sarebbe stata utile anche per affrontare eventuali criticità organizzative e valutare possibili miglioramenti del sistema. In assenza di questi interlocutori, l’incontro si sarebbe limitato alla presentazione di richieste da parte delle organizzazioni, senza un effettivo momento di risposta o di confronto decisionale.
Massolino definisce quindi l’audizione un’occasione mancata, pur riconoscendo che dalle realtà ascoltate sono arrivate istanze chiare e supportate da dati, documenti e situazioni concrete.
Le criticità su partner, priorità geografiche e bandi
Nella sua presa di posizione, la consigliera segnala anche altri aspetti che ritiene problematici. Tra questi, la scarsa trasparenza nella scelta dei partner con cui avviare progettualità e la mancata corrispondenza tra le priorità geografiche di intervento della Regione e quelle individuate a livello nazionale.
Un ulteriore elemento riguarda lo scarso successo del bando destinato agli enti territoriali. Massolino collega questo risultato alle difficoltà degli enti locali, un problema che, ricorda, era già stato evidenziato anche in relazione ai fondi fermi nelle casse dei Comuni.
Da qui la richiesta di non limitarsi a un aumento degli stanziamenti, ma di rafforzare anche le risorse umane dedicate e il ruolo della Regione nei partenariati internazionali considerati strategici.
La richiesta alla Giunta regionale
Nelle conclusioni, Massolino ribadisce che la cooperazione internazionale non dovrebbe essere trattata come un capitolo residuale del bilancio regionale, ma come uno strumento stabile di relazione internazionale, prevenzione dei conflitti e collaborazione tra comunità.
La richiesta politica alla Giunta è triplice: avviare il percorso di revisione della normativa regionale, coinvolgere in modo continuativo le organizzazioni della società civile e aumentare in maniera significativa le risorse destinate al settore. Sullo sfondo resta il nodo sollevato in Commissione: quale spazio intenda davvero riservare il Friuli Venezia Giulia alla cooperazione internazionale, tra aggiornamento delle regole, scelte sui partner e capacità di investimento.