TRIESTE – La Corte d’Appello di Trieste ha confermato la condanna del Ministero dell’Interno e del Ministero della Difesa, riconoscendo al Sergente Dario Zuban lo status di vittima del dovere. Il militare, deceduto a causa di un mesotelioma peritoneale derivante dall’esposizione all’amianto durante il suo servizio nella Marina Militare, ha ottenuto giustizia postuma. Alla vedova, Gina Natalini Risi, sarà corrisposto un risarcimento di 285mila euro e un assegno vitalizio di 2100 euro al mese, a compensazione della perdita e delle sofferenze patite.
Il drammatico caso di Dario Zuban
Dario Zuban, Sergente della Marina Militare, scoprì di essere affetto da mesotelioma peritoneale nell’ottobre del 2015, all’età di 60 anni. La malattia, spesso associata all’esposizione a polveri di amianto, si è rivelata fatale. Zuban scoprì che durante il servizio militare era stato inconsapevolmente esposto ad elevate quantità di amianto, sia nelle basi arsenali della Marina che a bordo delle navi, in particolare la nave Centauro, dove aveva lavorato come motorista tra il 1976 e il 1978.
Nonostante le precarie condizioni di salute, Zuban decise di combattere per ottenere il riconoscimento del suo status di vittima del dovere, rivolgendosi all’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), guidato dall’avvocato Ezio Bonanni. Tuttavia, non riuscì a vedere la fine del processo, poiché morì nel febbraio 2023. A continuare la battaglia legale fu la moglie Gina Natalini Risi.
La sentenza e l’importanza per le vittime dell’amianto
L’istruttoria del caso ha confermato che Zuban era stato esposto a livelli pericolosi di polveri e fibre di amianto, un materiale notoriamente dannoso per la salute. La Corte d’Appello di Trieste ha evidenziato come, negli anni, non siano state adottate misure adeguate per proteggere i militari, soprattutto coloro impiegati come motoristi a bordo delle unità navali. Questo caso rappresenta solo uno dei tanti che riguardano i decessi per patologie asbesto correlate tra i militari italiani.
Secondo Bonanni, la sentenza assume un’importanza rilevante, poiché sottolinea l’utilizzo indiscriminato dell’amianto nelle basi e sulle navi della Marina Militare, con effetti devastanti sulla salute del personale. “Purtroppo, ci sono centinaia di casi simili a quello di Zuban nelle nostre Forze Armate,” ha affermato l’avvocato, evidenziando la necessità di una maggiore attenzione e tutela per i militari esposti a queste sostanze pericolose.
La tutela delle vittime del dovere
L’Osservatorio Nazionale Amianto, in collaborazione con l’associazione delle Vittime del Dovere, ha istituito un dipartimento dedicato alla protezione dei militari colpiti da patologie legate all’esposizione all’amianto. Attraverso il numero verde 800 034 294 o il sito dell’Osservatorio Amianto, le famiglie delle vittime possono ricevere assistenza legale e supporto per il riconoscimento dei loro diritti.
Le implicazioni della sentenza
Questa sentenza potrebbe aprire la strada a ulteriori riconoscimenti per altre vittime del dovere, rafforzando la consapevolezza sui rischi legati all’amianto nelle Forze Armate. Il caso Zuban dimostra che nonostante le difficoltà, è possibile ottenere giustizia e garantire supporto alle famiglie dei militari deceduti per malattie causate da esposizioni durante il servizio.